martedì, Aprile 13, 2021
La ciambella a cancello

La ciambella a cancello

La ciambella a cancello, in dialetto “ciammella a cancellu“, è un prodotto tipico e tradizionale della cucina mentanese.

Si tratta di una ciambella condita con i semi dell’anice che dà un sapore particolare alla   composizione del pane. Il suo nome è dovuto alla caratteristica forma “a cancello” che la distingue dalle altre ciambelle.

INGREDIENTI:

  • 2 kg Farina 00
  • ½ Olio d’oliva
  • 4 Uova
  • 45gr Sale
  • ½ Vino di Mentana o qualsiasi altro tipo di vino bianco
  • ½ cucchiaino di bicarbonato  
  • 35gr di anice a granelli  

PREPARAZIONE

Si inizia disponendo la farina a fontana ed uniamo ed amalgamiamo tutti gli ingredienti

Una volta amalgamati tutti gli ingredienti bisogna ricavare dei bastoncini di pasta grossi come un dito, devono essere tagliati e poi si forma un cerchio al cui interno devono essere disposti due bastoncini a forma di croce, ai lati invece i bastoncini sono allungati e tagliati e formano delle lunette le cui punte toccano il cerchio. Una volta formata la croce, al centro viene inserito un pezzetto di pasta e l’intero composto dopo essere schiacciato deve essere messo a cuocere nel forno a 180° per 30 minuti.  

Il prodotto finale sarà una ciambella a cancello che dovrà pesare all’incirca 2,80 ed avrà un perimetro di 30cm.

Il colore sarà dorato, ci sarà un buon profumo di anice ed avrà una scorza d’ura con l’interno più tenero. Per il popolo mentanese la ciambella è simbolo di festa, augurio, fecondità, prosperità e amicizia.

La sua forma invece simboleggia la vita con gli eventi che si susseguono come per esempio il cerchio, la croce e le lunette. Nella ciambella ricorre spesso il numero quattro che indica la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco oppure la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza o la luna crescente, calante, ascendente e discendente. 

Nei capitolari di Carlo Magno si fa riferimento ad un estratto di anice di cui era in possesso, in segno di privilegio e beneficio, tanto da pensare che fu un dono che portò al vescovo di Nomentum quando avvenne l’incontro tra l’imperatore e il papa Leone III il 23 novembre.  

Pierluigi Oliverio

fonte foto Turismo.it

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