martedì, Aprile 13, 2021
Nawal El Saadawi attivista egiziana

Nawal El Saadawi attivista egiziana

In lotta contro le mutilazioni genetiche femminili

Simbolo dell’attivismo femminile in Egitto è morta, dopo una lunga malattia, in un ospedale al Cairo.

Il 21 marzo ’21 ci lascia Nawal El Saadawi, 89 anni, scrittrice e psichiatra che è diventata una delle figure intellettuali di fama internazionale più importanti per l’emancipazione femminile nel mondo arabo. L’annuncio della scomparsa è stato dato dal giornale “al-Masry al-Youm” per il quale scriveva.

Nata il 27 ottobre 1931 nel villaggio di Kafr Tahala, si laureò in medicina al Cairo nel 1955 e nel 1958 è stata nominata direttore del Ministero della Sanità con delegazione all’assistenza per le donne. Dopo  aver pubblicato suo primo testo medico sulle donne e il sesso nel 1968 è stata licenziata nel 1972. Il testo è stato censurato perché denunciava i tabù imposti dalla religione islamica alle donne, in particolare il problema delle mutilazioni genitali femminili.

È stata in prima linea nella battaglia contro questa pratica che ha subito lei stessa da bambina. “donne e sesso” non fu il suo solo testo a essere censurato, altri suoi testi di denuncia sulla società patriarcale sono stati vietati in Egitto e in altri paesi arabi.

Nel 1981 venne arrestata e imprigionata senza processo dal presidente egiziano Anwar al-Sadat insieme ad altri intellettuali di sinistra che criticavano il governo. Dopo la sua morte, per assassinio un mese dopo, vennero liberati dal neoeletto presidente Hosni Mubarak. Nawal in seguito fondò l’Associazione di Solidarietà per le Donne Arabe, un’organizzazione internazionale che mirava a “togliere via il velo” dalla mente della donna araba.

Ha insegnato all’Università del Cairo sviluppando ricerche sulle nevrosi femminili. Nel 1989 l’ONU le ha affidato la direzione dei programmi per le donne in Africa e in Medio Oriente. Nel giugno 1991 il governo egiziano, tuttavia, ha emesso un decreto in cui faceva sospendere le attività dell’associazione che è stata costretta a chiudere i battenti. In seguito il governo fece chiudere anche la rivista Nun che è stata pubblicata dall’Associazione Internazionale di Solidarietà per le Donne Arabe di cui era la capo-redattrice.

Dal 1988 al 1993 è stata costretta all’esilio negli Stati Uniti a causa delle minacce di morte da parte dei fanatici fondamentalisti islamici, qui insegnò alla Duke University e alla Washington State University, nel 96 ritornò in Egitto.

In seguito all’accusa di ridicolizzare l’Islam e a una richiesta di annullamento del matrimonio con  il medico e scrittore Sharif Hetata, da parte dell’avvocato integralista Nabih al-Wahsh, è stata costretta all’esilio in Belgio. Nel 2001 è riuscita a vincere la causa del processo che l’avrebbe obbligata a divorziare dal marito ed è potuta tornare in Egitto.

L’8 dicembre del 2004 si candidò alle elezioni presidenziali in Egitto senza successo. Per tutta la sua vita le sue opere vennero ostacolate dalla classe dirigente del suo paese.

Nel gennaio 2011 partecipò, in Piazza Tahrir, alle proteste della rivoluzione egiziana che ha portato alla caduta di Hosni Mubarak.

Per le donne egiziane, e non, sarà un esempio di emancipazione e di difesa dei diritti umani da non dimenticare.

Luca Proietti

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