martedì, Maggio 11, 2021
«Raccontare la Natura come opportunità»

«Raccontare la Natura come opportunità»

Il 22 aprile 2021 si celebra la 51° Giornata Mondiale della Terra. Per questa occasione abbiamo intervistato Michele Dotti, educatore, formatore e scrittore, fondatore del Festival Ecofuturo e direttore di L’Ecofuturo Magazine, rivista bimestrale di ecologia e scelte consapevoli.

LUCA: Come hai iniziato ad interessarti di ambiente? «Non ho cominciato come volontario ambientalista. Vengo da un impegno di solidarietà, sono partito per l’Africa a 18 anni, con l’idea di aiutare le persone. Da allora, ci sono ritornato ventiquattro volte. Questi viaggi mi hanno aiutato a capire che all’origine dei problemi c’è un rapporto sbagliato con la Natura. Abbiamo l’idea che in Africa piova poco, ma spesso non è vero. Prendo l’esempio del Burkina Faso che conosco bene: piove come in Italia ma in un periodo molto concentrato di soli due mesi. La pioggia forte impoverisce il terreno facendo scorrere via la parte fertile, così è importante organizzarsi per far sì che l’acqua non faccia danni. Fanno delle piccole dighe con dei sassi per frenare la forza dell’acqua e in qualche modo raccoglierla per averla disponibile nei mesi in cui non piove. Diciamo che sono diventato ambientalista con gli anni».

GIORGIA: Che cosa ti ha portato all’ecologia? «Mi ha spinto verso l’ecologia la consapevolezza che solo la Natura può aiutarci a risolvere i problemi. Non parlo di problematiche ambientali; la Natura diventa un problema solo se facciamo scelte stupide. Avere un rapporto corretto con la Natura diventa un’opportunità anche per creare lavoro. In Europa, negli ultimi due anni, 4 nuovi posti di lavoro su 10 sono legati direttamente o indirettamente all’ambiente». 

SIMONE: Da dove vieni? Che cosa si fa nella tua città per l’ambiente? «Vengo da Faenza, in Romagna. Nella mia città ultimamente si sono fatte tante piste ciclabili, si è introdotta la raccolta differenziata porta a porta, si stanno installando le energie rinnovabili, si è fatto un bel lavoro negli edifici pubblici, nelle scuole per il risparmio energetico; siamo arrivati a circa il 70% di riduzione di consumi nelle scuole. Ci sono negozi che hanno distributori di prodotti alla spina: riso, farina, zucchero, caffè per evitare gli imballaggi e ridurre i rifiuti. Ci sono due autobus gratuiti che fanno il giro della città, completamente elettrici, alimentati al 100% di energia fotovoltaica e ne stanno aggiungendo un terzo. È un modello interessante che si potrebbe replicare in tante parti d’Italia».

FEDERICA: Hai mai preso parte alle iniziative di pulizia ambientale? «Una volta con Legambiente e tante per conto mio. Sono delle iniziative bellissime, fare le cose insieme ha tutto un altro significato. Una volta ho partecipato a un’iniziativa che prevedeva di piantare migliaia di alberi. È stata una grande esperienza».

ANDREA: Sappiamo che hai lanciato il Festival Ecofuturo, ci racconti qualcosa? Sei riuscito a organizzarlo durante la pandemia? «Otto anni fa con due amici, Jacopo e Fabio, abbiamo dato vita al Festival Ecofuturo; quest’anno è l’ottava edizione. Siamo sempre riusciti a farlo perché si tiene in luglio; l’anno scorso, durante l’estate, i contagi da Covid erano molto diminuiti. Con le dovute attenzioni, il distanziamento delle sedie, le mascherine ecc. l’abbiamo organizzato in presenza. Lo trasmettiamo anche sul web in diretta. Contiamo di riuscire a organizzarlo anche quest’anno. Tengo a dire che dai tre che eravamo all’inizio adesso siamo migliaia, la “famiglia” si allarga. Pensate che soltanto per la rivista L’Ecofuturo Magazine abbiamo 170 collaboratori con i quali c’è un rapporto di fiducia e amicizia. Senza di questo, oltre al rapporto professionale, non si potrebbe lavorare e costruire una rete così ricca. Vi auguro che ci sia sempre un bel rapporto nel gruppo di redazione del vostro progetto, perché è fondamentale».

SERENA: Che cosa si può fare per salvaguardare la bellezza della Natura? «Entrare in un rapporto di amicizia con la Natura e smettere di saccheggiarla, prendendo solo quello che serve. Se si recidono gli alberi, è importante ripiantarli. Cerchiamo di usare solo energie rinnovabili: il Sole, l’acqua, il vento. Le scelte consapevoli che possiamo fare sono tante».

SERENA: Quant’è importante viaggiare per sviluppare una coscienza ecologica? «Tanto. I viaggi mi hanno fatto conoscere tante belle persone. Anche mia moglie che è originaria dell’Africa, del Burkina Faso, l’ho conosciuta durante il mio sesto viaggio in Africa. I viaggi sono importanti perché ci cambiano. Da un viaggio non si torna mai uguali, s’impara sempre qualcosa di nuovo. Il mio augurio è di poter viaggiare, anche a pochi chilometri da casa, non c’è bisogno di andare lontano. Oggi, con una semplice tenda, si possono fare esperienze a costi contenuti. Ciò che conta è fermarsi ad ascoltare le persone che s’incontrano, prendersi quel tempo».

ELEONORA: I comportamenti eccessivi di urbanizzazione dell’uomo, causano sofferenza al mondo animale. Nella tua esperienza hai visto animali esotici nel loro habitat naturale? «L’urbanizzazione è in molti casi ingiustificata. Nella mia città è stato fatto un censimento: ci sono più di mille appartamenti sfitti, vuoti. C’è davvero bisogno di costruire nuove case quando ne abbiamo così tante vuote? Qualcosa non funziona. Spesso si potrebbe evitare di occupare nuovo suolo. Abito in un vecchio fienile ristrutturato, quindi non ho occupato nuovo suolo ma riadattato una struttura già esistente. A forza di cementificare, la Natura non respira più; ce ne accorgiamo quando arriva la bomba d’acqua che crea danni non trovando più suolo libero. Per quanto riguarda gli animali esotici, in Africa ho visto gli elefanti con i piccoli e qualche altro animale ma non sono mai andato a fare i safari. Ci sono animali selvatici anche qui, dove abito, nel bosco circostante. Sono a sette chilometri da Faenza. Mi mettono una grande allegria scoiattoli, caprioli e lepri che arrivano anche vicini a casa mia; le lepri sono salite persino sul davanzale delle mie finestre. Ho visto l’istrice che mi ha fatto un po’ paura perché mi è spuntato davanti all’improvviso ed è piuttosto grande e una volta ho visto una mamma cinghiale con i piccoli».

PIERLUIGI: Perché bisogna celebrare la Giornata Mondiale della Terra? «Forse perché è ancora necessario ricordare a tante persone che è importante. In questo senso mi auguro che un giorno non avremo più bisogno di celebrarla, anche se avere una giornata in cui festeggiare tutti insieme la Terra ha un grande significato».

GIORGIA: Hai mai partecipato alle iniziative legate alla Giornata Mondiale della Terra? «Ho partecipato a una giornata vicino a Modena. Sarebbe meglio evitare di sporcare, piuttosto di organizzare poi le giornate di pulizia».

FEDERICA: Che cosa fare nel quotidiano per rispettare la Terra e contribuire a migliorare la situazione globale? «Sono tante le cose che possiamo fare: evitare lo spreco, non consumare tanta acqua, evitare di comprare tanto cibo che poi va a male e si deve buttare. In questo caso oltre al cibo sprechiamo l’energia e l’acqua che sono servite per produrlo. Invece di mangiare prodotti fuori stagione, che presumibilmente vengono da Paesi lontani e che nel viaggio consumano tanta energia, carburante e producono inquinamento, dovremmo consumare prodotti di stagione e di provenienza locale. Ha senso comprare le mele dal Cile quando le produciamo in Trentino o i limoni dal Libano quando li abbiamo in Sicilia? Riscoprire le stagioni e mangiare prodotti locali permette di abbattere l’inquinamento. Si può evitare di comprare l’acqua in bottiglia. L’acqua del rubinetto nel 90 per cento dei casi è migliore di quella in bottiglie e costa 500 volte meno! Iniziamo da queste piccole scelte nei nostri consumi. Inoltre, dobbiamo fare attenzione ai rifiuti speciali, alle batterie e gli oli esausti che possono inquinare grandi superfici marine». 

PIERLUIGI: Perché si producono tanti prodotti di plastica rispetto a quelli di materiali biodegradabili? «È semplice. La plastica è uno scarto della lavorazione del petrolio e, in quanto scarto, costa pochissimo. Se pensiamo che si ricava dal carbon fossile, che ha impiegato milioni di anni a crearsi, ci rendiamo conto che dovremmo usarla in modo intelligente, per esempio per un secchio, che sarà usato tante volte e non impiegarla per l’usa e getta». 

GIULIA: Quanto incide l’inquinamento dei mari (plastiche) sull’inquinamento globale? «Tantissimo, perché intorno ai mari ruotano interi ecosistemi e se spezziamo il loro fragile equilibrio questo si ripercuote anche su di noi».

VALON: Si può trasformare l’acqua salata in dolce? «Sì, l’acqua quando evapora si separa dal sale. Se facciamo bollire l’acqua del mare, quella che evapora è utilizzabile, basta raccoglierla. Ci sono dei sistemi utilizzati in alcuni Paesi per desalinizzare l’acqua. Il processo, utilizzando solo l’evaporazione naturale è piuttosto lento. Per poterne fare grandi volumi c’è bisogno di energia. Credo che in futuro sarà indispensabile utilizzare energia rinnovabile per desalinizzare l’acqua poiché certe aree del Pianeta non hanno acqua a sufficienza».

LUCA: Come grava sui cambiamenti climatici il problema della deforestazione? «Il cambiamento climatico, in larga parte, deriva dal fatto che in pochi secoli abbiamo estratto dal suolo l’anidride carbonica che si era accumulata in milioni di anni. Così è aumentata la sua concentrazione in atmosfera creando il cambiamento climatico. Le foreste sono fondamentali per il ruolo che hanno nell’immettere ossigeno nell’atmosfera, attraverso la fotosintesi clorofilliana. Si stanno attuando dei progetti di riforestazione con miliardi di alberi per riequilibrare la concentrazione di anidride carbonica».

MERY: L’Acqua è una risorsa essenziale. È vero che le prossime guerre saranno combattute per il suo controllo? «Le guerre nel mondo si spiegano così: un terzo circa è legato all’energia, quindi al petrolio e ai combustibili fossili, all’uranio per il nucleare. Un altro terzo è legato ai minerali preziosi che non vediamo ma che abbiamo in tasca perché sono componenti della tecnologia dei nostri cellulari, il litio, il cobalto. Sono chiamate guerre per le “terre rare”. L’ultimo terzo è proprio quello dell’Acqua. L’aumento del consumo di acqua rende questa risorsa motivo di scontri, soprattutto nei Paesi dove ce n’è poca, penso all’Africa, ad alcune parti dell’Asia. È importante lavorare per assicurare a tutti l’acqua. L’unica via che abbiamo per creare Pace ruota attorno a questi tre temi: materia, energia e acqua. La nostra attenzione all’ambiente può dar luogo anche alla Pace».

MERY: Qual è la dimensione globale del consumo dell’Acqua e che cosa fare per risparmiarla? «In Italia si consumano più di 300 lt d’acqua al giorno a persona, intendendo per tutti gli usi. Ci sono Paesi nel mondo che consumano dieci volte meno. Se provassimo a vivere con 20-30 lt di acqua al giorno ci accorgeremmo quanto è difficile. Ben venga una maggiore disponibilità di acqua a chi ne ha meno per poter coltivare, fare allevamenti. Per evitare di camminare chilometri per andare ai pozzi a prendere l’acqua come succede in Africa dove spesso sono le donne ad occuparsene. Il criterio generale è di evitare lo spreco. È vero che due terzi del Pianeta sono ricoperti di acqua ma è quasi tutta acqua salata. L’acqua dolce disponibile è pochissima, e in larga parte non accessibile e quindi bisogna averne cura. L’acqua è un circolo ma se la inquiniamo con quella che torna indietro non si potrà bere o lavare la frutta. Basta un po’ di olio che buttiamo nel lavello per inquinare una grande superficie di mare».

VALON: Qual è l’energia più ecosostenibile? «Dobbiamo usarle tutte. Dove c’è il vento, usiamo l’eolico, dove ci sono fiumi, possiamo usare l’idroelettrico, il Sole per il fotovoltaico è un po’ dappertutto. Il Portogallo, per esempio, produce ¼ dell’energia dalle maree. Il bello delle rinnovabili è che si possono usare ovunque. Dobbiamo usarle e combinarle tutte, per avere al 100% energia rinnovabile. Dal Sole, dal punto di vista energetico, ogni anno riceviamo undici mila volte l’energia di cui abbiamo bisogno».

VALON: E la macchina più ecosostenibile, quella a idrogeno? «È difficilissimo rispondere a questa domanda. Verrebbe da dire l’auto elettrica o a idrogeno molto dipende da com’è prodotta l’energia. L’idrogeno, che rispetto alla batteria non ha il problema dello smaltimento, deve essere prodotto ma se per produrlo usiamo energia inquinante non abbiamo risolto il problema. C’è anche il biometano che è molto interessante. Il biometano è un gas che si crea quando mettiamo l’umido dentro un digestore, che è un contenitore chiuso nel quale ci sono i batteri anaerobi, che non hanno bisogno di ossigeno, i quali attivano la fermentazione. Così si ottiene il biodigestato che è un fertilizzante come il compost; durante questo processo si genera metano, biometano perché prodotto in maniera completamente naturale; un combustibile ecologico. Il metano è un gas composto da cinque molecole, quattro di idrogeno e una di carbonio. Per 4/5 è già idrogeno e, nel caso del biometano, la molecola di carbonio gira in tondo per cui sostanzialmente è già idrogeno». 

ROBERTO: Come si può risparmiare energia elettrica? «C’è un consumo di energia, quello diretto, come lasciare la luce accesa col Sole o i termosifoni al massimo con le finestre aperte. C’è poi il consumo indiretto che riguarda, per esempio, i trasporti delle merci: acquistare i prodotti locali abbatte tutto quello che comporta l’importazione di prodotti dall’estero (energia impiegata nelle celle frigorifere per il trasporto, carburante, inquinamento ecc.). Per finire c’è la questione tecnologica. Se nelle nostre abitazioni c’è dispersione di calore, si consumerà di più per riscaldarle; è come mettere l’acqua in un secchio bucato. Anche in questo caso, per evitare gli sprechi, basta mettere i doppi vetri alle finestre, il cappotto termico e poi energie rinnovabili con un bell’impianto fotovoltaico. Ci sono le lampade Led, che consumano dieci volte meno quelle a incandescenza e durano molto di più. L’elenco delle possibilità è davvero vasto».

RAJI: Come l’ex Presidente degli Stati Uniti, Trump, ha potuto ignorare un Accordo internazionale sul clima? «Ci deve far riflettere. Significa che chi ha il potere può far danni. Quello sul clima è uno dei tanti danni che ha fatto. Trump non ha ignorato l’Accordo, ha deciso di uscirne poiché l’adesione all’Accordo è facoltativa. Speriamo che con Biden, il nuovo Presidente, gli Stati Uniti tornino a occuparsi del cambiamento climatico, a rispettare l’Accordo di Parigi. Quando viene eletto un Presidente che non ha la giusta attenzione all’ambiente, ai diritti, alla pace le conseguenze possono essere gravi. Basta guardare in Brasile, con il presidente Bolsonaro, che cosa sta succedendo con le foreste…».

RAJI: L’Onu dovrebbe essere ascoltata da tutte le Nazioni o bisognerebbe creare un’altra istituzione super partes? «Non c’è bisogno di creare un’altra istituzione ma di rafforzare l’Onu. C’è una differenza fondamentale tra l’Onu e gli altri Organi: per esempio per la Banca Mondiale vale il principio un dollaro=un voto, ovvero chi ha più soldi conta di più. Nell’Onu vale il principio una testa=un voto; il voto di chi proviene dal Paese più piccolo vale quanto quello di chi proviene da un Paese più grande. Vorrei ricordare che non è stato facile costituire l’Onu; sembrava impossibile poter avere un Organismo mondiale che avesse come scopo la Pace e lo Sviluppo dei popoli. Ci sono volute due Guerre mondiali, soprattutto la Seconda che è stata drammatica perché mentre la Prima era combattuta in trincea nella Seconda ci sono stati bombardamenti a tappeto sulle città e quindi sui civili, il cui numero di vittime ha superato quello dei soldati. Ci sono volute due bombe atomiche, il nazismo. Da queste tragedie si è creata la consapevolezza in tutti i Paesi del mondo che fosse necessario trovare un Accordo. L’Onu va difesa strenuamente da ogni attacco. Sicuramente va resa più forte è più incisiva e deve essere più “autonoma”; a volte ha mostrato i suoi limiti. Senza l’Onu ritorneremmo al periodo in cui chi ha più armi è il più forte».

SIMONE: La religione può giocare un ruolo nel migliorare i comportamenti verso la Natura? «È un tema difficile. Per tanto tempo si è tramandata l’idea che fossimo i padroni del Pianeta ma è una visione errata. In realtà, se andiamo alla radice delle religioni, per esempio San Francesco ci racconta di un rapporto con la Natura “familiare”, riporta l’uomo alla pari con le altre creature, in un rapporto di rispetto. Lo ritroviamo anche in altre religioni. Ultimamente, per fortuna, si sta sviluppando sempre più un dialogo tra le religioni. Il Papa è da poco andato in Iraq dove ha incontrato le Autorità religiose delle rispettive Chiese. Ho seguito, e lo cito come esempio, un bellissimo progetto in Burkina Faso, a Dorì, dove ho intervistato il Vescovo e l’Imam, il capo religioso dell’Islam. In pieno deserto del Sahel da anni stanno portando avanti dei progetti comuni, partendo dai problemi concreti della gente. È nato così un rispetto reciproco. Durante le feste religiose si recano a pregare vicendevolmente l’uno nella Chiesa dell’altro. Hanno ben presente di pregare lo stesso Dio anche se lo chiamano in modo diverso. Credo che le religioni, se ritornano allo spirito originario, possano dare un contributo al rispetto della Natura. Se invece sono strumentalizzate a fini di potere possono arrecare grandi danni e non solo alla Natura».

JIMENA: Che cosa insegni? «Non sono un insegnante, sono un educatore. Da tanti anni vado nelle scuole a tenere laboratori coi ragazzi e formazione con gli insegnanti sui temi che abbiamo trattato oggi. Cerco di portare nelle scuole l’ecologia, le tematiche legate alla Pace, alla solidarietà e all’intercultura».

MERY: Fai spettacoli formativi. Anche per i bambini? Come li coinvolgi? «Questa risposta si lega al tema dell’acqua. I bambini li coinvolgo con un giochino. Porto una piccola ampolla piena d’acqua dicendo che è pipì di dinosauro. Chiedo chi voglia assaggiarla. C’è sempre chi si fa avanti e l’assaggia. Una volta scoperto che non ha alcun sapore spiego loro che possiamo correttamente dire che è pipì di dinosauro. L’acqua del Pianeta è sempre la stessa. L’acqua è arrivata 4 miliardi di anni fa, sotto forma di di ghiaccio all’interno di meteoriti. Una volta arrivata sulla Terra si è sciolta. Da allora non è né entrata né uscita. È la stessa acqua che gira da sempre: evapora, piove…».

MICHAEL: Per quale squadra tifi?  «Una volta ero milanista ma non seguo più il calcio da tanti anni, non so neanche chi abbia vinto lo scudetto! Però approfitto per dire che il calcio può essere collegato all’ecologia. In EcoEvents, un progetto di Legambiente, tanti calciatori sono testimonial per l’ambiente. Il progetto è partito da Sassuolo Calcio ma si è esteso anche ad altre squadre, addirittura Ronaldo è stato un testimonial. Gli eventi sportivi di tutti i tipi e i concerti lasciano dietro di sé un sacco di rifiuti. Esempio: se a un concerto assieme alla bibita si desse un bicchiere di plastica rigida, facendo pagare la caparra, le persone si impegnerebbero a restituirlo per avere indietro i propri soldi».

JIMENA: Come affrontare oggi i problemi dell’ambiente? «Se riusciremo a raccontare la Natura come un’opportunità per creare occupazione, migliorare la salute riducendo l’inquinamento, per creare benessere, per creare Pace, forse la gente si avvicinerà. Credo sia importante questo cambio di prospettiva».

GIULIA: Mi occupo di recensioni, ci consiglieresti un libro legato a questi temi? «Mi piaciuto è molto “Ama la terra” di Christoph Baker, edito dalla EMI di Bologna».

A cura della Redazione di SiamoInOnda

Per approfondimenti:

https://ecofuturo.eu/

https://ecofuturo.eu/ecofuturo_magazine/

www.micheledotti.net

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